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SMEGazine

Intervista a Vittorio Bertazzoni

Tutto ebbe inizio a Guastalla negli anni 50, periodo d’oro del design in cui tutto era possibile. Anche inventare elettrodomestici per liberare le donne dalla schiavitù del bucato.

In tanti anni Smeg non ha mai smesso di fare innovazione, puntando su tecnologia, ricerca e creatività, con l’ausilio di grandi architetti e di una qualità tutta italiana. Dalle prime lavastoviglie “slim” ai nuovi piani cottura di design. E poi l’icona: “Fab 28”, la Ferrari dei frigoriferi, linee anni 50 e tante (coloratissime) riedizioni.

Ora Smeg, dopo aver reso “glam” persino la lavatrice, ricrea la magia di quegli anni nei piccoli elettrodomestici disegnati in collaborazione con Matteo Bazzicalupo e Raffaella Mangiarotti di deepdesign. Tostapane, impastatrici, frullatori, bollitori dalle linee bombate e i colori pastello. Modaioli? Niente affatto, perché, come spiega Vittorio Bertazzoni, Ad dell’azienda di famiglia, “la gente si aspetta cose un po’ sorprendenti da noi, ma il nostro è un prodotto innanzitutto funzionale. E poi un oggetto deve durare. Devi poterlo guardare e usare continuamente. Senza mai stancarti”.



La cucina è ancora il simbolo del focolare domestico?
“E’ sempre stata il luogo focale della casa, dove la famiglia si riuniva al ritorno del padre, e lo è ancora. Ma oggi il concetto si allarga: non c’è più solo la famiglia, ci sono anche gli amici. Non è più nascosta ma un luogo da esibire, integrato nella casa, ed è uno dei suoi spazi più vissuti e creativi. Oggi cucinare è una passione, anche per molti uomini”.


C’entra il fenomeno degli chef superstar?
“Sì, ha rilanciato il mondo della cucina e la ricerca della qualità sia nel cibo sia negli oggetti. E ci ha fatto riscoprire i cibi sani. Per noi è importante fare prodotti che aiutino a preparare piatti sani: è una funzione sociale, non solo estetica”.


In Italia si investe ancora nella cucina?
“I consumatori hanno continuato a premiare i prodotti con forti contenuti di tecnologia e design: investire nella casa dà sicurezza”.


E all’estero?
“La nostra produzione è italiana al 100%, ma abbiamo 17 filiali commerciali in tutto il mondo. Tutti amano il Made in Italy. E piace l’idea che un elettrodomestico o una cucina possa avvicinare al lifestyle italiano”.


Come siete riusciti a rendere “glam” le lavatrici?
“E’ la capacità espressiva che rende unici noi italiani! Io ho avuto la fortuna di poter fare quello che mio padre fa da 40 anni. Negli anni 70 fu il primo del settore a collaborare con grandi architetti: allora fu una scelta visionaria, coraggiosa”.


La vostra filosofia in due parole?
“Creatività e un sano elogio della follia. Ricorda Erasmo da Rotterdam?”.

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